03/04/2009
DA UN'IDEA DI FONZIE
Questo è l’incipit di un esperimento…il primo tentativo di racconto breve (epistola, egloga, ode, romanzo, narrazione, enciclica, boh, chiamatelo come ve pare…man mano che cresce vediamo che minkia diventa) open source…
Alcune regole:
1) non parlate del racconto con nessuno
2) non parlate del racconto con nessuno
3) se proprio dovete parlarne con qualcuno, che sia almeno de geologia
4) chiunque può inserire un dialogo, una storia connessa o meno con il racconto o una parte del racconto stesso, con personaggi verosimili, reali o immaginari, ma la disposizione e l’intreccio delle varie parti spetta esclusivamente al C.U.R.D.M. (comitato unico rappresentato da me)…ci saranno anke le pagellone e stralci del blog, magari rivisitati e corretti per essere inseriti con un minimo de logica (se de logica se potrà mai parlare)
5) tutti i diritti d’autore e le innumerevoli somme che si ricaveranno dalla pubblicazione dell’oggetto misterioso saranno devolute al rifacimento del manto erboso der cicorione del CUS e al rifacimento del cuoio capelluto de Bonzi, der Valli, der Barabbacci, der Fonzi (in ordine de inizio alopecia…)….
….iniziamo…
Tutto nasce dalla lotta e dalla terra…dalla lotta per la terra e dalla terra per cui lottare…e allora perché non chiamarsi GEOLOTTA??...qualcuno, sull’onda etimologica e sulla falsa riga del nome testè citato, potrebbe obiettare: ma allora perché non chiamarsi che so…Geognocca…Gnoccalotta…e via di questo passo…o perché non evitare di chiamarsi proprio?...senza nome, perché un nome è già un vincolo, è già una gabbia, un impegno, quasi una promessa da mantenere, soprattutto se è un nome altisonante…figuriamoci poi un nome così impegnativo e foriero di grandi attese e speranze come Geolotta…
Quale che fu la ragione che portò qualcuno di noi (la tradizione o meglio la leggenda, narra che fu il Sandrella ad illuminarsi d’immenso nel proferire quel mitico mistico nome in risposta alla monotona domanda di routine di uno sfigato annoiato marcio addetto alle iscrizioni del torneo di calcio universitario: “si, ma come ve chiamate?”) a coniare un nome così magico, così evocativo di epiche imprese, di immortali gesta e di sanguinose battaglie combattute per liberare popoli oppressi, per i diritti dell’uomo, per la fame nel mondo, per debellare le doppie punte, bè si può davvero dire che mai nome fu più appropriato per contraddistinguere ed identificare una compagine che, calcisticamente parlando, benché intrisa di tanta terra, o meglio, di tanta geologia, mai nella storia della pelota, fu più avulsa dalla lotta per la conquista del benché minimo trofeo…
A calcare (non nel senso di roccia, ma nel senso verbale) gli agoni calcistici, infatti, erano quasi sempre giovincelli esperti esclusivamente in fosse di subduzione, pirclastiti, plagioclasi, Miocene e Calliphylloceras, talvolta anche veri e propri poeti di faglie trasformi e Calpionelle Alpine, finanche esegeti ed apprendisti in mineralogia e ginecologia applicata, sicuramente ben lungi dall’avere una benché minima somiglianza con giocatori di calcio e ancor meno la più elementare dimestichezza con il gioco del pallone.
Ma quel giorno il nostro Sandrella non si curò affatto di queste trascurabili sottigliezze, di carenze di organico e quant’altro, e, folgorato da cotanta ispirazione, non si limitò ad iscrivere una informe nonché immorale masnada di compagni di bevute e goliardate ad un torneo calcistico universitario di livello proibitivo persino per atleti pluridecorati, e pensò bene di assegnare a questa tanto sgangherata quanto improbabile squadra, un nome imponente come quello di Geolotta.
Quasi tutti noi ridemmo sguaiatamente quando fummo informati di quella iscrizione (qualcuno per scherno estremo, alla semplice enunciazione di quel nome, accolse la notizia con rutti epici, accompagnato dalle moleste flatulenze di talaltro)…oggi però, ognuno di noi conserva e custodisce con gelosia maniacale la maglia azzurra (la cui tonalità ha dato i natali al nuovo colore ufficiale AZZURRO GEOLOTTA) di Geolotta come una preziosa reliquia, un cimelio storico, dal valore inestimabile (le quotazioni ufficiali del mercato odierno per chi volesse aspirare a possederne una originale, scolorita e magari rappresa di autentico sudore geolottiano – si sa che l’igiene non è certamente una peculiarità del geologo medio – la danno intorno ai 85.000/120.000 euri a seconda chiaramente del numero di maglia richiesto), di sicuro perché ogni volta che ognuno di noi indossava quella maglia, cessava di essere un’anonima matricola universitaria per trasformarsi all’istante in un cavaliere senza epoca, senza macchia e senza paura, intrepido e audace, pronto a sfidare la sorte e ad affrontare draghi ed attaccanti smaliziati, a combattere forze del male e cascatori d’area sempre in agguato.
Alea iacta est…ormai tutto era compiuto…cuisque faber fortuna eius est…ciascuno di noi è artefice del proprio destino…nemo profeta in patria (non c’entra un caz questa, però suona bene)…si trattava solo di far capire a tutti noi che eravamo stati eletti all’estremo privilegio di poter indossare quella maglia e quei calzoncini per correre vanamente dietro ad una palla rotolante sopra un campo improbabile di ancor meno probabile calcio…molti risero e altri emisero rumori oltraggiosi come già detto, ma dentro di noi, nel più intimo di ognuno di noi, tutti accettammo l’ immane sfida…
09:48 Link permanente | Commenti (7) | Segnala

